La Scuola Nazionale di Massaggio Diabasi® è Accreditata ADEA (Agenzia Didattica Esterna Accreditata) per merito, dallo CSEN ( Centro Sportivo Educativo Nazionale Riconosciuto dal CONI ) ed è abilitata al rilascio di Attestati Nazionali Riconosciuti dalla Scuola che permettono di ottenere vari vantaggi. Dopo aver ottenuto il Diploma Diabasi, l’Allievo può mettersi in contatto con il Comitato Provinciale Csen della sua città e richiedere il rilascio del Diploma Nazionale CSEN. Oltre a ciò è possibile ottenere il Tesserino Tecnico CSEN, l’Assicurazione Conto Terzi, i quali permettono di operare legalmente nel campo del Massaggio Benessere.

Molti allievi ci contattano per porre una domanda fondamentale, con i dubbi di chi, non conoscendo il settore, è disorientato dalle informazioni apprese dal web che non sempre sono comprensibili e univoche.
Cerchiamo allora di fare chiarezza sul riconoscimento degli attestati, non in base ad opinioni ma alla legge italiana.

Per utilizzare il massaggio a scopo benessere, olistico o bioenergetico non vi è ad oggi nel nostro paese una legge specifica di riferimento. Ciò significa che lo Stato non ha inquadrato una figura che corrisponda al massaggiatore benessere e conseguentemente non esiste un percorso di studio ufficiale per formare e abilitare questa figura. 

Invero alcune regioni hanno legiferato variamente per tentare di inquadrare la figura del massaggiatore benessere nell’ambito dell’estetica ma, come riportato qui sotto, la regione non è tenuta a dar vita a nuove figure professionali in quanto il compito è dello Stato.

PROVVEDIMENTI DELLO STATO
Atto di Promovimento 3 maggio 2012 73/2012:  Ricorso per legittimita’ costituzionale l.r. 3/2012

2. – L’art. 3 – riguardante la disciplina dell’attivita’ di estetista – prevede, al comma 4 che “Ogni attivita’ che comporti prestazioni, trattamenti e manipolazioni sulla superficie del corpo umano, ivi compresi i massaggi estetici e rilassanti, finalizzate al benessere fisico, al miglioramento estetico della persona o alla cura del corpo priva di effetti terapeutici, con esclusione delle attivita’ esercitate dagli operatori iscritti al registro di cui all’articolo 2 della legge regionale 1° febbraio 2005, n. 2 (Norme in materia di discipline bio-naturali) e’ da intendersi attivita’ ai sensi della legge 1/1990 sia che si realizzi con tecniche manuali e corporee sia che si realizzi con l’utilizzo di specifici apparecchi”.
La norma in esame prevede, dunque, un trattamento differenziato qualora le medesime attivita’ siano svolte da operatori iscritti al registro di cui alla l.r. 2/2005, ovvero da operatori non iscritti. Solo nel secondo caso, tali attivita’ devono essere ricondotte nell’ambito della legge statale n. 1/1990 (Disciplina dell’attivita’ di estetista) che prevede necessariamente il possesso della qualifica professionale di estetista.
La disposizione impugnata travalica le competenze regionali, in quanto conferisce valore particolare, abilitativo all’esercizio di un’attivita’ professionale, ad un registro introdotto da una legge regionale.
Seppure l’art. 2 della citata l.r. n. 2/2005, che istituisce il registro regionale degli operatori di discipline bio-naturali, al comma 3 stabilisce che “l’iscrizione nel registro non costituisce comunque condizione necessaria per l’esercizio dell’attivita’ sul territorio regionale da parte degli operatori”, il richiamo operato dalla norma in esame conferisce invece all’iscrizione a tale registro una valenza sostanziale di titolo abilitante. In diverse occasioni codesta ecc.ma Corte, chiamata a scrutinare – con riferimento alla dedotta violazione del riparto di competenze in materia di professioni previsto dall’art. 117, terzo comma, Cost. – la legittimita’ costituzionale di leggi regionali volte a disciplinare l’ordinamento di cosiddette “professioni emergenti” (L. 32/06 Piemonte, 6/2006 Liguria e 19/2006 Veneto, 18/2004 Liguria, 13/2004 Piemonte) ha dichiarato illegittime tali leggi in quanto miranti, di fatto, a individuare nuove figure professionali, definendone il relativo percorso formativo e istituendo un registro o elenco degli operatori abilitati.
In particolare ha affermato codesta Corte che «la potesta’ legislativa regionale nella materia concorrente delle professioni deve rispettare il principio secondo cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e titoli abilitanti, e’ riservata, per il suo carattere necessariamente unitario, allo Stato, rientrando nella competenza delle Regioni la disciplina di quegli aspetti che presentano uno specifico collegamento con la realta’ regionale.
Tale principio, al di la’ della particolare attuazione ad opera dei singoli precetti normativi, si configura quale limite di ordine generale, invalicabile dalla legge regionale. Da cio’ deriva che non e’ nei poteri delle Regioni dar vita a nuove figure professionali … l’istituzione di un registro professionale e la previsione delle condizioni per l’iscrizione ad esso hanno, gia’ di per se’ una funzione individuatrice della professione, preclusa alla competenza regionale… anche prescin- dendo dal fatto che la iscrizione nel suddetto registro si ponga come condizione necessaria ai fini dell’esercizio della attivita’ da esso contemplata». (sentenze 11 aprile 2008, n. 93; n. 300 e n. 57 del 2007, n. 424 e n. 153 del 2006).

La norma all’esame determina, dunque, una disparita’ tra operatori iscritti e non iscritti ad un registro regionale, violando i principi fondamentali in materia di professioni stabiliti dallo Stato con la menzionata legge statale n. 1/1990, in contrasto con l’art. 117 comma 3, della Costituzione.

Per queste ragioni Si conclude perchè le norme impugnate siano dichiarate costituzionalmente illegittime. Si producono estratto della delibera del Consiglio dei Ministri del 13 aprile 2012 e la relazione, allegata alla medesima delibera, del Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport.
Roma, 26 aprile 2012
Avvocato dello stato Gabriella D’Avanzo

 Tutto ciò significa che  si può lavorare.

E anche qui è la legge che ci aiuta a chiarire il discorso. Infatti, come si evince dalle parole estrapolate dallo CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro):
E’ assunto fondamentale della Costituzione e del Codice Civile la tutela del lavoro in tutte le sue forme, purché non crei danno e contribuisca al concorso delle spese pubbliche, e non è necessario un “riconoscimento” ufficiale perché un lavoro, anche se non regolato da norme, possa entrare a far parte delle attività lavorative“.
E ancora:

In definitiva, attualmente in Italia, pur essendo in predicato alcune proposte di legge il cui iter non è ancora giunto a termine, non esiste una legislazione in merito all’attività di Massaggiatore del benessere, olistico e bioenergetico e che, pur mancandone la regolamentazione, dovrebbe essere considerata attività legittima ai sensi della Costituzione Italiana (artt. 3, 4, 35, 41) e dal Codice Civile (artt. 2060, 2061, 2229), purché non si sconfini in campi d’azione riservati alle professioni sanitarie propriamente dette (medica, fisioterapica, infermieristica). 

Gli Attestati rilasciati dalla Scuola Nazionale Diabasi  e il Diploma CSEN giustificano un percorso formativo, diretto da professionisti del settore, che al termine degli studi mette gli allievi in grado di praticare il massaggio benessere in maniera Legale e Consapevole e a chi già possiede titoli abilitanti di utilizzare le tecniche acquisite nel proprio campo professionale.