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Possiamo parlare di ernia addominale quando un viscere intestinale, o una sua parte, fuoriesce dalla sua naturale sede, a causa di una debolezza del muscolo e delle fasce dell’addome o di una porta naturale come l’ombelico o altri canali.

Questo disturbo porta alla formazione di una protuberanza visibile e procura un fastidio solo modesto.
Il termine ernia addominale è molto generico e racchiude altre forme di erniazione.

Può essere congenita (ernia ombelicale, inguinale o criptorchidee) oppure acquisita (ernia crurale), che comprende anche le ernie da sforzo o da debolezza.

Può verificarsi per diverse cause, le più frequenti sono congenite cioè presenti fin dalla nascita, in seguito a sforzo eccessivo, o per il progressivo invecchiamento e rilassamento della parte muscolare che sostiene l’addome.

Si manifesta con un rigonfiamento morbido al tatto.

Le ernie addominali sono molto comuni, costituiscono l’80% dei casi, si presentano soprattutto tra la popolazione maschile compresa fra i 20 e i 60 anni, si stima che l’ernia addominale colpisca l’uomo circa dieci volte in più rispetto alla donna.

In qualche caso si riscontrano anche in anziani e bambini ma in maniera inferiore.

Ogni anno, solo negli Stati Uniti, si registrano circa 700.000 mila interventi per il trattamento dell’ernia.

Le ernie si possono trattare chirurgicamente, fatta eccezione per alcuni casi in cui regrediscono spontaneamente

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Indice

COS’È L’ERNIA ADDOMINALE 

L’ernia addominale consiste nella fuoriuscita di un viscere o di una sua porzione attraverso una zona muscolare debole, posta sulla parete addominale, oppure attraverso un orifizio o un canale naturale.

L’ ernia addominale è un problema piuttosto frequente che interessa il 5% circa della popolazione.

Questo accade quando il viscere e il peritoneo (sottile membrana che separa gli organi interni tra di loro e la parete addominale) si infilano nei canali o nelle smagliature delle pareti.

Tutto questo può portare ad un costringimento dei visceri in una posizione che non è molto naturale, che in alcuni casi può causare uno strozzamento.

Più passa il tempo e più la dimensione dell’ernia tende all’aumento.

Possiamo distinguere le ernie in diversi modi: ernia addominali interna, addominale esterna, ernia femorale ed ernia inguinale.

Le ernie inguinali si formano nella piega inguinale o nello scroto.

Si formano maggiormente nella popolazione maschile, ne esistono di due tipi: dirette e indirette, in base alla sede precisa di formazione. L’ernia inguinale può insorgere anche nei bambini.

Le ernie femorali possono svilupparsi subito sotto la piega inguinale, sul comparto mediale della coscia, dove l’arteria e la vena femorale lasciano l’addome per inserirsi nell’arto inferiore.

Questo tipo di ernie colpiscono soprattutto la popolazione femminile.

L’ ernia addominale o ernia ventrale, si suddivide in: ernie ombelicali, ernie epigastriche, ernie incisionali.

Le ernie ombelicali si formano nella zona che contorna l’ombelico. Molti neonati presentano una piccola ernia di questo tipo.

Questo avviene per via dell’apertura ai vasi del cordone ombelicale, che non si è completamente chiusa.

Viene monitorata soprattutto nell’età prescolare per vedere se si richiude spontaneamente.

In alcuni casi, nelle persone adulte, si formano ernie ombelicali in seguito a casi di obesità, gravidanze o ascite (eccesso di fluido nell’addome)

Le ernie epigastriche si formano attraverso dei piccoli difetti naturali nella parete addominale mediana o superiore (sopra l’ombelico).

Le ernie incisionali possono formarsi attraverso un’incisione chirurgica praticata nella parete addominale, può svilupparsi anche molti anni dopo l’intervento chirurgico.

Una complicazione che può verificarsi in caso di problematiche di ernia addominale è lo strozzamento.

Questo avviene quando il viscere intestinale, che si protende verso l’esterno, viene stretto dai legamenti e dai muscoli o dal restringimento del canale in cui si è infilato.

In questo caso è necessario l’intervento chirurgico per evitare rischi, anche gravi, di questa condizione come il ristagno di materiale nell’intestino strozzato o la gangrena con la perdita di vitalità dei tessuti compressi.

CAUSE

ernia addomionale

Le ernie possono avere cause congenite cioè possono essere presenti fin dalla nascita a causa di un arresto o un’anomalia nello sviluppo della parete addominale.

Fanno parte di questa categoria le ernie ombelicali o inguinali.

L’altro gruppo rappresenta le ernie causate da sforzo o da debolezza, come l’ernia crurale.

Queste vengono definite acquisite e possono formarsi in seguito a varie cause:

  • obesità e sovrappeso
  • difficoltà respiratorie e violenti colpi di tosse
  • alterazioni dell’anatomia addominale, per traumi. Lesioni e sforzi
  • gravidanze, in particolare quelle multiple
  • ascite
  • stipsi
  • attività lavorativa pesante
  • età
  • patologie metaboliche con anomalie del collagene

L’ernia addominale si può presentare in forma asintomatica, cioè essere visibile senza dare alcun disturbo.

Quando non è asintomatica può causare diversi sintomi, tra cui:

    • fastidio o dolore, che può essere anche intenso se l’ernia è strozzata. Fastidio e dolore possono aumentare in caso di affaticamento, esercizio fisico, lunghe camminate, posizione eretta prolungata, sforzi addominali intensi come tosse, starnuti o defecazione. Il dolore talvolta può irradiarsi fino all’arto inferiore
    • tumefazione
    • difficoltà digestive
    • dolore gastrico

PREVENZIONE

Per ridurre il rischio che si formi un’ernia addominale è bene

  • conservare un peso normale evitando l’effetto yo-yo (prendere o perdere peso in eccesso)
  • evitare sforzi fisici eccessivi e/o attività pesanti
  • cercare di prevenire tosse o stipsi: alcune ernie possono presentarsi in seguito a sforzi legati al colpo di tosse o all’evacuazione intestinale
  • tonificare la parte muscolare situata nella parete addominale con esercizi mirati che non siano eccessivamente faticosi

DIAGNOSI E TRATTAMENTI DELL’ ERNIA ADDOMINALE

Se sospettiamo la presenza di un’ernia addominale per diagnosticarla è sufficiente osservare se vi è presenza di gonfiore e ricorrere ad una visita medica.

In alcuni casi, non è necessario ricorrere all’intervento chirurgico per il trattamento delle ernie:

  • Nel neonato tendono a guarire spontaneamente, dopo i primi anni di vita.
  • In caso di ernie riducibili, cioè quelle che regrediscono in seguito ad una manovra di spinta verso l’interno, effettuata da personale medico esperto, con fine di trattenerle all’interno della cavità addominale.

In tutti gli altri casi di presenza di ernia addominale è necessario ricorrere al trattamento chirurgico al fine di evitare complicazioni molto pericolose quali ernia strozzata o ernia incarcerata.

Il trattamento chirurgico, che prende il nome di ernioplastica, può durare dai 30 ai 60 minuti e avviene per mezzo di due procedure:

  • quella tradizionale o a cielo aperto, che consente nel ricollocare il viscere nell’addome (sede naturale) posizionando una specie di rete sintetica con scopo di rafforzamento della parete in cui è avvenuto il cedimento
  • o quella che prevede l’utilizzo della chirurgia laparoscopica, trattamento leggermente invasivo che permette di accedere alla cavità peritoneale per visionare dall’interno la zona in cui è avvenuto il cedimento fasciale.

Questa avviene applicando 3 o 4 piccole incisioni nella zona addominale per introdurre all’interno delle telecamere e degli strumenti chirurgici.

Questo trattamento ha diversi vantaggi, tra cui la riduzione del dolore post-operatorio con conseguente calo di assunzione di farmaci antidolorifici e un miglior risultato a livello estetico.

PREPARAZIONE ALL’INTERVENTO

Nelle settimane che precedono l’intervento si effettua la procedura di pre-ricovero.

Si effettuano dei prelievi di sangue e i risultati verranno presi in considerazione durante la visita anestesiologica.

Bisogna informare il personale sanitario in caso di assunzione di farmaci anticoagulanti e/o antiaggreganti.

Di norma non è necessario eseguire una preparazione intestinale a base di lassativi come invece può avvenire per interventi eseguiti all’intestino, a meno che il medico non la richieda espressamente.

INTERVENTO

L’intervento viene svolto in day-surgery nella maggior parte dei casi.

Il paziente viene dimesso nella giornata dell’intervento, nello specifico la sera stessa.

Quando questo non avviene, e il paziente deve passare anche la notte in ospedale, può essere dovuto a vari motivi:

  • difficoltà nell’atto di urinare dovuta a ritenzione dell’urina
  • dolore importante
  • nausea
  • plurime patologie

Se l’ernia va in contro a complicanze si dovranno valutare le condizioni dell’intestino eseguendo un intervento più complesso.

Nel caso in cui fossero presenti delle aree non più vitali si procederà rimuovendo il segmento di intestino malato prolungando così la degenza fino quattro o cinque giorni.

ANESTESIA

L’intervento viene eseguito, per la maggior parte dei casi, sotto anestesia generale, ma in alcuni casi, quando necessario, possono essere applicate altre tecniche anestetiche quali: anestesia locale, anestesia spinale, epidurale.

Per quanto riguarda la procedura laparoscopica viene usata anestesia generale mentre, per la tecnica a cielo aperto si possono valutare tecniche anestetiche loco-regionali.

DOPO L’INTERVENTO

Dopo l’intervento sarà necessario evitare sforzi per almeno quattro settimane.

Si potrà riprendere il lavoro, a patto che questo non richieda sforzi eccessivi, dopo circa due o tre giorni.

È invece permesso svolgere attività fisica aerobica ma leggera.

Si può riprendere a mangiare e bere lo stesso giorno dell’intervento.

Sono sconsigliate prestazioni sessuali nei primi giorni dopo l’intervento. Queste potranno essere poi riprese gradualmente.

Se dopo l’intervento si percepisce dolore, questo verrà trattato con dei farmaci analgesici.

In caso di trattamento con trattamento di laparoscopia potrebbe presentarsi dolore anche sulla zona cervicale o alla spalla per via dell’anidride carbonica, inserita nell’addome per aiutarne la distensione durante l’intervento, questo può provocare quindi l’irritazione di parti nervose.

In questi casi il dolore tende a regredire da solo entro pochi giorni.

Nelle settimane che posticipano l’intervento il paziente dovrà sottoporsi a una visita in ambulatorio con il chirurgo per verificare il decorso post-operatorio e rimuovere i punti di sutura.

INTERVENTO: COMPLICAZIONI E RISCHI

L’intervento all’ernia addominale è considerato molto sicuro anche se alcune volte si può andare in contro a delle complicazioni:

  • infezione della rete posizionata sulla parete addominale
  • lesioni di alcuni nervi della regione che portano a dolore cronico o perdita di sensibilità
  • ischemia testicolare o dolore testicolare cronico
  • ernie recidive
  • infezioni della ferita
  • embolia polmonare
  • complicazioni cardiache

Si raccomanda sempre di contattare il medico in caso di:

  • febbre elevata e/o persistente
  • ritenzione urinaria
  • dolore addominale persistente
  • fuoriuscita di materiale sieroso dalla ferita
  • gonfiore agli arti inferiori
  • difficoltà respiratorie
  • vomito persistente

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