Diceva Marcel Proust nel libro “Alla Ricerca del Tempo Perduto”: “ Non esiste forse una cosa come un dolore corporeo diffuso che si estende, che si irradia ad altre parti, che comunque abbandona per svanire del tutto se il massaggiatore distende le sue dita nel punto preciso da cui sorge il dolore.”

Anche oggi grazie alla riscoperta del massaggio terapeutico è possibile alleviare il dolore muscolare grazie al trattamento manuale dei tessuti molli per dare sollievo a vari tipi di dolore e disfuzione. La pratica del massaggio terapeutico o massoterapia è stata in letargo nel mondo occidentale dalla caduta di Roma fino al XVIII secolo quando l’Illuminismo ha riportato di moda l’interesse per il sapere medico.

Cos’è la Massoterapia

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La massoterapia  in pratica è un insieme di diverse manovre eseguite sul corpo per poter lenire dolori muscolari o articolari, allentare tensioni e affaticamento muscolare, per tonificare il volume di alcuni tessuti ma anche per migliorare il benessere psichico del soggetto.” (fonte:  https://www.cure-naturali.it/)

I terapisti esperti in massaggio terapeutico operano in accordo ad alcune assunzioni che sono di per se stesse così evidenti che potrebbero essere considerati assiomi di tale campo.

Il primo concetto su cui si basano è che l’individuo è un organismo intero: ogni cosa è connessa e correlata. I sistemi complessi sono più che la mera somma delle loro parti, la foresta è molto più dell’insieme di singoli alberi. Ogni massaggiatore deve pertanto ricordarsi che la parte va vista nel contesto dell’intero. Facciamo un esempio pratico: un paziente con una distorsione alla caviglia adopererà di meno l’arto leso portando a una conseguente contrazione dei muscoli dell’anca e del tratto lombare. Il conseguente squilibrio della schiena si ripercuoterà sui muscoli del collo con cefalea ma il semplice trattamento di questi ultimi non risolverà il problema.

Il secondo concetto è che il tessuto muscolare contratto può non lavorare. Il tessuto muscolare lavora contraendosi e quindi può non lavorare correttamente se è accorciato. Il tessuto accorciato che per meccanismi di difesa non può più lavorare e resiste all’allungamento è il principale problema che il massomassaggiatore si trova ad affrontare.

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Il terzo assioma è che i tessuti molli del corpo rispondono al tocco:  una delle teorie più convincenti tra le molte che cercano di spiegare il fenomeno è quella per cui il dolore mio fasciale è causato da un circuito neuromuscolare auto perpetuato a cui lo stimolo del tatto permette di ripristinare la normale funzionalità. A A seconda della tecnica scelta si ottiene una diversa risposta del sistema nervoso e l’intervento può prendere la forma della compressione ischemica, dell’allungamento passivo, dell’accorciamento passivo o una loro combinazione. (Fonte: Fondamenti Clinici della Massoterapia – James H.Clay, David M. Pounds)

La massoterapia come viene insegnata nei corsi di massaggio DIABASI® si basa su questi tre concetti o assiomi e il massaggiatore esperto è colui che affronta il tessuto molle persistentemente retratto e che tenta di riportarne la funzione naturale, libera dal dolore, attraverso il tatto tenendo allo stesso tempo sempre in mente il ricevente nella sua interezza.

Tipologie di massoterapia

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La massoterapia ha quindi un’origine antica con le prime testimonianze che risalgono alla Grecia Classica: pare che Ippocrate utilizzasse questa tecnica per contrastare i disturbi legati alla vecchiaia. Chiarito dunque cosa sia la massoterapia vediamo brevemente i tipi di intervento in cui si articola sulla base delle diverse aree del corpo trattate. Le manovre si dividono in massaggio in sfioramenti, frizioni, impastamenti e percussioni e la massoterapia si concentrerà più spesso sulla schiena e sul collo, grazie alla massoterapia lombare e alla massoterapia cervicale. Tutte tecniche che rispondono a un unico fine: il benessere globale dell’individuo.

Ricordiamo infine la massoterapia neuromuscolare anche chiamata “trigger pints massage” con cui si esercita una pressione quasi statica in questi punti morbidi del tessuto per stimolare i muscoli scheletrici striati. I trigger points vengono scelti in quanto nodi energicamente reattivi, come una specie di interruttori situati nelle zone più irritabili del corpo e collocati all’interno di una fascia tesa di tessuto muscolare.

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